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Le Catechesi del TOC di Bari: MARIA DONNA DEL SILENZIO

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BARI - "SERBAVA QUESTE COSE, MEDITANDOLE NEL SUO CUORE" (Lc 2,19 e 2,51)

La parola "silenzio" esprime e riassume in maniera esauriente la storia e la personalità di Maria. Tutta la vita di Maria si può riassumere in queste poche parole.

In due passi (Lc 2,19 e 2,51) il Vangelo ci ricorda che Maria conservava con cura parole e fatti nel suo cuore e li meditava diligentemente. Che significa ciò? Che Maria cercava il senso nascosto e profondo di quei fatti e di quelle parole e lo confrontava con le nuove situazioni in cui la sua vita venica coinvolta e si svolgeva.

In tal modo i ricordi rimasero vivissimi nella sua memoria e sono questi che ci condurranno alla sorgente da cui sono nati: l'intimità di Maria.

Luca è l'unico evangelista che ci riferisce nuovi episodi dell'infanzia di Gesù (cap 1 e 2). Certo l'umiltà e la modestia avvolgono sempre la vita della Vergine. Maria non concentrava mai l'attenzione su di sè: proclama e rimanda. Rimanda all'Altissimo: solo Dio è importante.

Ma non dobbiamo pensare che Maria sia stata una donna passiva o estranea agli avvenimenti e questo i Vangeli lo indicano: Ella "contestò" la proposta dell'Angelo (Lc 1,34). Prese da sola l'iniziativa e "si alzò e andò in fretta verso una città di Giuda" (Lc 1,39) per dare aiuto ad Elisabetta negli ultimi mesi della sua gravidanza. Nella grotta di Betlemme, da sola, si disimpegnò nel momento del parto (Lc 2,7). Quando il fanciullo Gesù si fermò nel Tempio, la madre non se ne stette ferma, inutilmente disperata, lo cercò tra parenti, tornò indietro a Gerusalemme per tre giorni (Lc 2,44-46). Alle nozze di Cana mentre tutti erano presi dall'ebrezza della festa, Ella soltanto prestava attenzione a tutto e si rese conto della mancanza del vino, senza far commenti banali sulla mancanza di questo. Prese l'iniziativa e, senza molestare nessuno, con delicata fermezza ottiene dal Figlio la provvidenziale soluzione (Gv 2,1-10). Sul Calvario quando era tutto "consumato" e non c'era più nulla da fare, allora si, Ella restò quieta in silenzio (Gv 19,25).

E' facile intuire che cosa farà una donna di tale personalità nelle delicate circonstanze in cui verrà a trovarsi la Chiesa nascente. Senza travisare la natura delle cose possiamo immaginare cosa fece Maria in seno alla Chiesa nascente. Colei che un giorno esortò a Cana: "Fate quello che vi dirà", possa aver sollecitato con le stesse parole: "Fate tutto quello che Lui vi ha comandato". Se la Chiesa nascente era costantemente in preghiera, ciò era dovuto anche alla presenza e all'esempio della Madre (At 1,14; 2,42-8; 4,32-35).

Al di là di quello che è scritto negli atti o accennato nei Vangeli, non c'è nulla che ci parli di Maria. Perché..? La Bibbia in genere e il nuovo testamento, nel caso specifico, furono scritti in un determinato momento e contesto culturale. Quasi tutte le sue pagine nacquero nell'ambito di una società patriarcale, in un'atmosfera di pregiudizi rispetto alla donna che veniva per lo più emarginata.

Non era quindi nemmeno opportuno che uno scrittore mettesse in particolare risalto la figura e l'attività per quanto rilevante di una donna. Questo è il primo motivo. Il secondo è questo. Cosa era accaduto: una serie concatenata di avvenimenti aveva colpito gli apostoli nel profondo, avvenimenti che si erano abbattuti come un vortice su Gesù, Maestro e leader, lo avevano avvolto e trascinato inesorabili nel dramma della crocifissione e della morte. Essi stessi, fuggiti, erano scampati alla stessa sorte.

Naturalmente ne rimasero affranti, disorientati, intimoriti. Dopo pochi giorni, la risurrezione fu per essi un colpo violentissimo che li sollevò ma sembravano storditi, allucinati, come automi che non possono dar credito a ciò che vedono e odono. Dopo alcune settimane venne lo Spirito Santo a spiegare loro ogni cosa.

Ora, per la prima volta cominciavano a comprendere il Mistero di Gesù, la Sua persona, la Sua funzione cruciale al centro della storia della salvezza. Finalmente tutto era chiaro.

Dunque, presentandosi al mondo, gli apostoli portavano due importanti "fatti" da loro vissuti: la morte e la risurrezione di Gesù. Erano queste le novità fondamentali, era il mistero pasquale. Queste le sole novità che salvano: l'umiliazione e l'esaltazione di Gesù. Tutto quello che non aveva un diretto riferimento al mistero pasquale non poteva assumere significato ne importanza.

Possiamo comprendere come secondo questa gerarchia di valori i racconti che si riferiscono all'infanzia di Gesù e quelli alla persona di Maria non abbiano valore fondamentale per i testimoni.

La vita di Maria è stata una continua peregrinazione: come in LG 58 "avanzò nella peregrinazione della fede" e nel salmo 36-37 v.7 "sta in silenzio davanti al Signore e spera in Lui". La fede è un eterno camminare.

Credere è donarsi, donarsi è camminare incessantemente dietro il volto del Signore. Il Padre è un mistero e il mistero non si lascia afferrare nè analizzare, lo si accetta con semplicità, in silenzio, come fecero Maria, Abramo, Israele. Nella presentazione di Gesù al tempio. Nelle parole di Simeone (Lc 2, 29-35), in Gesù smarrito e ritrovato nel tempio dopo 3 giorni e nella risposta del fanciullo c'è: "Maria non comprese la sue parole". Le restava una sola cosa da fare: serbare tutte quelle cose nel suo cuore, in attesa che si manifestasse la luce. Queste scene ci dicono chiaramente che i gesti e le parole di Gesù non furono interamente compresi dalla Madre.

Non è come alcuni credono che Maria fu pervasa da una potente infusione di conoscenza e per doni permanenti ed eccezionali, furono dissipate tutte le ombre, sollevati tutti i veli e che fin dal primo momento della sua "chiamata" sapeva tutto della salvezza, della persona e del destino di Gesù. Questo è contraddetto dai Vangeli.

Come noi anche Lei scoprì poco alla volta "il mistero di Gesù", coi mezzi tipici dei poveri del Signore: abbandono, umile ricerca, disponibilità totale e fiduciosa. La "comprensione" del mistero trascendente di Gesù da parte di Maria fu realizzata dalla Madre mediante una continua ed integra adesione alla volontà di Dio che si manifestava quotidianamente nei nuovi avvenimenti.

Nell'episodio dello smarrimento di Gesù non vediamo una madre irritata, isterica che rimprovera il figlio. Ella assume il comportamento tipico dei poveri del Signore: con pace, pazienza e dolcezza, ascolta, entra in se stessa e se ne sta raccolta, pensando al significato profondo di quelle parole, al fine di scopire la volontà di Dio, accettando il "mistero della vita".

Credere per Maria è fidarsi, consentire, aderire con tutta l'anima, è "camminare alla presenza di Dio", è un consegnarsi alla Sua volontà senza dubitare, senza domandare, senza esigere garanzie.

Il Concilio Vaticano II dice che "la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede" e aggiunge che Maria "serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce dove se ne stette soffrendo profondamente col suo unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di Lui, amorosomante consenziente all'immolazione della vittima da lei generata" (LG 58).

La fede di Maria raggiunse la più alta espressione sotto la croce. Infatti, parlando del "consenso" di Maria, "fedelmente prestato nell'annunciazione", il Concilio aggiunge: "è mantenuto senza esitazione sotto la croce" (LG 62). La grandezza di Maria non deriva dalla sua conoscenza, conoscenza teologica di quello che stava accadendo sul Calvario, ma dalla sua fede. Pretendere di innalzare Maria presentandola come colei che durante tutta la vita stette a godersi l'ebrezza della visione beatifica, significa ridurre il merito e la condizione di pellegrina della fede. Si corre il rischio di innalzare Maria ad altezze vertiginose, trionfalistiche, attribuendole privilegi e prerogative che la collocano a livelli inaccessibili fin quasi a trasformarla in una semi dea.

Maria non è sovrana, ma serva. Non è semi dea ma povera del Signore. Non è onnipotente ma interceditrice. E' soprattutto la Madre che continua a partorire Gesù in noi.

Concetta Fiorito