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Famiglia Carmelitana, in cammino con i giovani

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FOGGIA - «In vista del prossimo sinodo sui giovani, anche noi vogliamo stare sul pezzo, e stare sul pezzo per noi significa stare sulla strada, e camminare con i giovani». Ha esordito con queste parole lo scorso 1 maggio a Foggia, don Michele Birardi, responsabile dell’Ufficio della pastorale giovanile della diocesi di Bari-Bitonto, presentando la sua relazione alla giornata della Famiglia carmelitana.

 

Basta con le parole sui giovani, e basta proprio con le parole. I giovani cercano testimoni non vuoti maestri parolai. E partendo da un videoclip della canzone di Giorgia e Marco Mengoni “Come neve”, don Michele ha spiegato in modo plastico ed efficace la situazione odierna dei giovani: vivono una doppia orfanità, tra gli estremi di una genitorialità assente da un lato o troppo invadente dall’altro. Come la neve che lentamente si scioglie sui volti dei due protagonisti del video, così i giovani cercano un calore di vita che restituisca loro il volto di una autonoma identità.

 

 

Un verso della canzone dice “insegnami a cadere”. Gli adulti dovrebbero imparare a scomparire, a essere presenti con discrezione, ad accogliere in silenzio le nuove e inedite istanze dei giovani. Più che dare lezioni, dovrebbero semplicemente ascoltarli e accompagnarli, come fece Gesù con i discepoli di Emmaus, che si incamminò con loro.

 

 

La vita è un “cadere”, e bisogna imparare a farlo. La vita è un "accadimento" da accogliere ogni giorno. E sono proprio i giovani a insegnarci questa novità, a vivere cioè la vita in dimensione esodale, come uscita fuori di sé verso l’altro, oltre le proprie miope certezze.

 

Un famoso quadro di Magritte, in cui un uovo “in posa” viene riprodotto da un pittore “veggente” in un’aquila, diventa la profezia del mondo giovanile: saper vedere nel potenziale del presente, il futuro nascosto. «I giovani cresceranno se li aiuteremo a coltivare i loro sogni,-  ha continuato don Michele, citando una frase di Danilo Dolci - la vera spiritualità è coltivare la fantasia, l’unica virtù in grado di far accadere le cose».

 

«Vi affido la metafora del pellegrinaggio - ha concluso il relatore - , perché impariamo a stare sulla strada. Nella pastorale giovanile oggi è più importante il “processo” che il “prodotto”, il cammino che la mèta, perché nessuno di noi detiene la verità ma può solo approssimarsi ad essa».

 

La giornata carmelitana è proseguita con la messa. Il Provinciale, padre Enrico Ronzini, nell’omelia, ha ripreso le parole di don Michele, evidenziando come l’appuntamento annuale della Giornata della Famiglia carmelitana sia in effetti una tappa di un lungo cammino: «Siamo qui riuniti in un bellissimo tempio, da poco restaurato e riportato a questo splendore - ha ricordato p. Enrico - ma dobbiamo ricordarci di quando la comunità di Foggia si incontrava in un garage. Sono stati i sogni di chi ci ha preceduto a portarci oggi qui».

 

Dopo il pranzo e la condivisione fraterna, tutti i partecipanti hanno organizzato piccoli gruppi di riflessione. La sintesi dei loro contributi saranno rielaborati e presentati nei prossimi giorni.

 

La bellissima giornata si è conclusa con la certezza che il cammino della Provincia prosegue, con gioia e speranza, e con una nuova consapevolezza: se sapremo camminare umilmente accanto ai nostri giovani, riprendere con loro a sognare i sogni di Dio.

 

Salvatore Schirone

 

Nel video il gesto liturgico compiuto dai giovani durante la messa: ognuno brucia un granello di incenso segno del suo sogno affidato al fuoco vivo dell’amore di Dio: