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Nel Santuario di Palmi si festeggia l' otto marzo, festa della donna

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PALMI (RC) - Il Terz’ordine, insieme al tutta la  famiglia carmelitana del Santuario, ha voluto ricordare questa giornata festeggiando Maria, la benedetta tra tutte le donne.

Prendendo spunto dal programma annuale del Terz’ordine provinciale e dei suoi suggerimenti, dopo aver trattato Maria, nella Sacra Scrittura, giorno otto, nel salone del Santuario “ Regina Pacis”, è stato proiettato il film  “Piena di grazia” del regista americano Andrew Hyatt.

P. Carmelo, prima della proiezione,  ha presentato il film nelle sue varie sfaccettature; in particolare, evidenziando i commenti di alcune testate giornalistiche come Famiglia Cristiana, Avvenire - Radio Vaticana, ha sottolineato la necessità di ben comprendere la centralità di Maria, quale madre del genere umano.

  «Dall’uscita de La Passione di Cristo c’è stata una valanga di film a sfondo religioso. Ma nella maggior parte dei film, basati sulla fede dell’ultimo decennio, sono spesso mancate la profondità e l’autenticità nel parlare della bellezza e delle difficoltà del credere». 

E’ un storia mai raccontata quella proposta dal  film Piena di Grazia, che ripercorre gli ultimi anni della vita di Maria di Nazareth, dedicati totalmente a sostenere la Chiesa nascente, in una fase cruciale della sua storia. 

Una volta che Gesù è stato sottratto all’esperienza degli apostoli, Maria vive una vita ritirata nel silenzio e nei ricordi del Figlio. Le fa compagnia Zara, una ragazza che lei ha accolto come una figlia e che le sta a fianco con devozione. 

Pietro, Giovanni, Andrea e Simone sono gli apostoli sulle cui spalle grava il peso della responsabilità verso la comunità cristiana affidata dal Maestro alle loro cure. Essi si interrogano sul suo destino, adesso che spirano venti contrari che mettono a rischio la rotta indicata. 

Non è certo un momento buono. Pietro, capo riconosciuto, è sollecitato dai suoi fratelli a dare delle risposte alle difficoltà presenti e ad indicare la strada che la nuova comunità deve percorrere per rimanere fedele alla parola del suo Fondatore. Ma il pescatore di Galilea è come se fosse avvolto dal buio di una notte. E’ sconvolto, forse ha paura, non sa che fare e che dire. Sono profonde le tensioni che percorrono il tessuto della Chiesa di Gerusalemme.  Da una parte alcuni predicatori stanno diffondendo un annuncio che non corrisponde a quello di Gesù, quasi mossi da interessi personali. Le loro parole nascondono la vera umanità di Cristo e propongono visioni parziali della sua opera di salvezza.

Dall’altra parte la predicazione che Paolo di Tarso sta facendo fuori dai confini della Terra di Israele crea apprensioni e incomprensioni tra gli apostoli, perché annuncia una fede in Cristo che non ha più bisogno dell’osservanza dell’antica Legge ebraica e delle sue tradizioni.

Paure e lacerazioni vengono portate ai piedi di Maria. Pietro si reca a trovare la Madre di Gesù, perché vuole cercare una speranza più fondata e certa per la comunità cristiana. Vuole più luce per il cammino. 

Maria addomestica un po’ per volta i fantasmi della mente di Pietro. Con una parola sempre viva e penetrante spazza via le incertezze dell’apostolo. L’esperienza singolare che lei ha avuto di suo Figlio si trasforma in nutrimento per Pietro. Maria diventa madre per una seconda volta, perché partorisce la nuova Chiesa.

Solo adesso, dopo aver svolto l’ultima missione, Maria è pronta per morire. Il suo feretro viene portato a spalla dagli apostoli. Zara, per mano di Pietro, è accolta nella comunità dei credenti.

Il regista americano Andrew Hyatt è un uomo di fede. La vive come un’ esperienza personale di interiore profondità. La scrittura di questo film lo testimonia. Proprio la scrittura dei dialoghi, delle parole dette, perché il film è tutto qui, nelle parole. Afferma il regista: “Credo fermamente che Piena di grazia sia un film diverso. E’ più come guardare una preghiera, e meno come guardare un film”. Per questo motivo vale allora solo il primo piano, la faccia e la bocca di chi parla. Gli attori non devono fare altro. Non l’intensità della recitazione, ma l’intensità della parola. (regista: Io sono cresciuto nella Chiesa cattolica, ma per sette anni, durante gli studi e anche dopo, me ne ero allontanato, considerando irrilevante la fede e cedendo a molte tentazioni. Ma dopo essermi sposato, ho riconsiderato questo periodo e mi sono accorto che Dio non si era allontanato da me». Durante questa crisi interiore il regista viene contattato per scrivere e girare Piena di grazia e, approfondendo il lavoro, comprende «che questo era quello che voleva Dio da me».

Il senso tradizionale della sceneggiatura è praticamente azzerato. I personaggi si muovono in ambienti appena identificabili. Gli “interni” sono illuminati quel tanto che basta per poter riconoscere il volto. Gli “esterni” potrebbero essere quelli di ogni posto di questo mondo.

E’ pur vero che la maggior parte della cinematografia corrente ha ritratto il più delle volte i personaggi delle Sacre Scritture “con l’aureola già sulla loro testa”. Deliberatamente Andrew Hyatt non ha voluto correre questo pericolo. Però è ben difficile far passare per vero cinema quello che è invece molto più simile a una partitura radiofonica, dove puoi spegnere lo schermo e le parole e la musica ti riempiono lo stesso la mente e il cuore.

 “Piena di Grazia” un film diverso. Andrew Hyatt lo ha girato in soli dieci giorni. Ma per lui e tutto il cast sono stati intensissimi. «Perché - confessa - è più come guardare una preghiera e meno come guardare un altro film "basato sulla fede". Vedere Maria come una madre sofferente, Pietro come un leader pieno di dubbi e la Chiesa originaria piena di bellezza e di dolore, in tutta la loro umanità, mostrerà la fede e la Chiesa in un modo che speriamo il pubblico non abbia mai sperimentato prima». 

La sceneggiatura si concentra sugli ultimi giorni di vita di Maria e i suoi colloqui con Pietro, cui si aggiungono alcuni degli Apostoli in cerca di una guida e di un senso. 

I dialoghi sono bellissimi. Pietro è preso dall'ansia: "La Chiesa non può riposare, non ora", dice. A dieci anni dalla morte di Gesù l’embrione degli accesi dibattiti cristologici dei secoli a venire, le prime divisioni, sono già all'orizzonte. Maria gli parla e lo rincuora con sapienza.

Maria è interpretata con misura e intensità dall'attrice algerina Bahia Haifi. Poco prima di spegnersi, ricorda agli Apostoli una verità d'amore, pensando al Figlio: "Il suo cuore ha battuto insieme al mio per nove mesi, ora il vostro cuore batte col suo per l'eternità". L'Assunzione è appena accennata, con Pietro che, dopo averla adagiata in un sepolcro, guarda subito in alto, verso il cielo. Prima, con un gesto di pietà filiale, le aveva baciato, delicatamente, una mano.

La proiezione del film è stata molto apprezzata dal pubblico presente con un caloroso applauso.

Marisa Fotia