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“Concedici la capacità di cercare la verità", la preghiera-risonanza alla relazione di don Ciotti

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FOGGIA - La relazione che don Ciotti ha tenuto lo scorso 1 maggio 2017 per la Giornata della Famiglia Carmelitana ha mosso in profondità i cuori dei giovani che vi hanno partecipato, suscitando preghiere e riflessioni nei gruppi. Di seguito pubblichiamo la bella sintesi fattane da Giulia Dimatteo, presidente del Toc di Taranto, nella speranza che le parole del fondatore di Libera continuino a smuovere la nostra coscienza suscitando nelle nostre comunità rinnovati frutti di conversione e impegno sociale.

 

 

 

Don Luigi Ciotti, relatore della giornata della famiglia carmelitana, ha proposto un modo concreto e diretto di partecipare alla vita della società:  conoscere per diventare persone più responsabili. Conoscere tutte le situazioni, per poterne fare discernimento e così saperle affrontare.  Secondo Don Ciotti ognuno deve sentire il “dovere” di riflettere e di conoscere perché la conoscenza è la via maestra del cambiamento: c’è troppo sapere di seconda mano o per sentito dire, ci si accontenta di informazioni anche contraddittorie invece di andare in profondità  per avere un quadro coerente ed attendibile. Occorre, dunque, da parte  delle istituzioni e di tutti gli uomini di buona volontà un impegno umile, serio, lucido nel  leggere la realtà.  Dopo la relazione di Don Luigi, i partecipanti si sono suddivisi in quattro gruppi di lavoro per approfondire gli spunti forniti e trasformarli in preghiera. La preghiera formulata dal terzo gruppo, dopo le riflessioni collettive, è per me quella che meglio è riuscita a sintetizzare il senso delle parole del relatore.
 
“Signore, concedici la capacità di cercare la verità, 
fa che non ci fermiamo alle apparenze 
e alla semplice indignazione. 
 
Liberaci dall’individualismo e dall’egoismo 
che ci impediscono di diventare 
strumenti di conoscenza per il prossimo. 
 
Ascolta il grido di aiuto dei giovani, 
i quali hanno bisogno di adulti che si occupino di loro 
e smettano di avere nei loro confronti solo atteggiamenti di criticità. 
 
Aiutali a superare la paura di non riuscire a realizzare i loro progetti di vita, 
ma conducili a realizzare i tuoi progetti per il bene comune entrando in società con loro. 
 
Facci diventare cristiani attenti, 
capaci di realizzare una riforma su noi stessi, 
con lo sguardo al Vangelo e alla Costituzione.
 
Che la speranza per noi sia sempre declinata al futuro, 
con lo sguardo alla bellezza del mondo”.
 
Signore, concedici la capacità di cercare la verità, fai che non ci fermiamo alle apparenze e alla semplice indignazione 
Occorre prendere consapevolezza che l’esclusione sociale è collegata alla conoscenza e all'educazione.  Il fatto che oggi la dispersione scolastica sia percentualmente inferiore agli anni passati non fa registrare miglioramenti sensibili in questo campo. C'è ancora molta strada da fare ed è una strada che dev'essere percorsa dalle coscienze di tutti perché il cambiamento diventi cultura. Illuminare il positivo che c’è, senza  negare i problemi e le difficoltà, è il primo passo.  Bisogna intercettare il conformismo, la sfiducia, la ribellione per trasformarla in positività e non permettere che causi una deriva o una manipolazione. La ribellione può essere costruttiva se indirizzata a rigenerare, ricreare.  Bisogna investire in sanità ed educazione per affrontare le fragilità e le dipendenze attraverso la prevenzione ed il controllo terapeutico. Le strategie  mafiose hanno determinato il ritorno dell’eroina  (che costa meno del 50%), dilaga il gioco d’azzardo (che coniuga perversamente interessi privati e pubblici) e si sta riacutizzando l’infezione dell’AIDS nonostante i farmaci che  la bloccano. I costi umani sono alti  e sotto gli occhi di tutti. Trarre profitto dalla malattia e dal disagio significa contraddire i principi etici che esprimono la vita di un popolo. Ci devono essere delle priorità  e occorre fare delle scelte ricordando che la posta in gioco sono gli esseri umani, persone non bilanci o statistiche. In tal senso è indispensabile organizzare il “noi”, dare speranza a chi non ce l’ha e la sta cercando. È un invito a guardarsi attorno per guardarsi dentro, a vedere se stesso nell'altro e l'altro in se stesso, perché ognuno ha bisogno di essere riconosciuto dagli altri.
 
Liberaci dall’individualismo e dall’egoismo che ci impediscono di diventare strumenti di conoscenza per il prossimo
La nostra cultura cristiana stimola a cogliere il positivo che c’è, a farlo brillare e diffonderlo. Conoscere la nostra storia ed essere in grado  di confrontarla con le nostre speranze, siamo tutti piccoli ed in cammino, rimanere semplici ed umili, non essere specialisti della perplessità. Non essere poveri di coraggio, avere voglia di capire, non essere superficiali di fronte all’immigrazione e al terrorismo.  Le politiche di chiusura al grido dei poveri sono il fallimento dei diritti umani e della Costituzione.
 
Ascolta il grido di aiuto dei nostri giovani, i quali hanno bisogno di adulti che si occupino di loro e smettano di avere nei loro confronti solo atteggiamenti di criticità 
Bisogna occuparsi dei giovani perché una società che non investe nei giovani è destinata a morire. Non bisogna semplificare etichettandoli negativamente, accusandoli di atteggiamenti di indifferenza e passività. Sono portatori di questa diversità di vita, hanno un patrimonio dentro che bisogna non disperdere. In questo stato di smarrimento e di incertezza possono essere particolarmente sensibili a scelte populiste o a scorciatoie invece di impegnarsi. Si origina il conformismo: non si rispettano le regole perché ci si nasconde dietro a comportamenti che ricalcano modelli tutti uguali.
 
Aiutali a superare la paura di non riuscire a realizzare i loro progetti di vita, ma entrando in società con loro realizzare i tuoi progetti, per il bene comune 
I sondaggi nel mondo giovanile fanno conoscere i rischi, le paure, le incognite che intaccano la fiducia nelle istituzioni. Nel mondo giovanile c’è delusione e rabbia e molti giovani neanche sperano in un futuro.  Questo riduce il senso di appartenenza sociale e di partecipazione ai processi democratici. Cresce la sfiducia: sarà giusto essere onesti ma non serve a cambiare le cose.  La ribellione si trasforma nella paura di assumersi delle responsabilità, nella fuga dall’impegno sociale e civile. Le relazioni si fanno sbrigative e strumentali e non tali da riempire la vita e renderla degna di essere vissuta: si può parlare di anoressia sociale che può cambiare la personalità e creare patologie. La povertà (materiale, culturale e delle relazioni) scava  in noi  ma è la misura della privazione o dell’abuso che fa la differenza.  La solitudine è la nuova peste che si aggiunge a quelle  individuate nel 1984: la violenza, il terrorismo, la corruzione. Per vincere questi mali sociali la prima grande riforma che occorre è quella delle coscienze perché il futuro ha bisogno di cuori puliti, trasparenti ed aperti.
 
Facci diventare cristiani attenti, capaci di realizzare una riforma su noi stessi, con lo sguardo al Vangelo e alla Costituzione 
Saldare la terra con il cielo è avere come riferimento il Vangelo e la Costituzione, riconoscere l’uguale dignità delle persone e il loro diritto a vivere in libertà e giustizia. Radicato nel Vangelo, don Milani si batte per la rinascita della coscienza, perché lì si richiama l’uomo alla responsabilità personale. E' necessario, dunque, ripartire dalla coscienza, illuminarla con il coraggio e la speranza. La democrazia nel suo farsi deve trasformare tanti vincoli in risorse. La parola rende “sovrani”, nel concetto di “sovranità” sembra di leggere il mistero dell’Incarnazione così come ce lo tramanda san Basilio da Cesarea “l’uomo è un animale che ha ricevuto la vocazione di diventare Dio”. Dio è di tutti, nessuno può privatizzarlo, tutti possono fare società con Lui.

Che la speranza per noi sia sempre declinata al futuro, con lo sguardo alla bellezza del mondo
Se la vita è un bel dono di Dio, non va buttata via e per questo occorre capire che se una azione non è buona è tempo buttato via.  La legalità non è un valore ma un mezzo per raggiungere la giustizia, è uno strumento per accrescere l’umanità  di ognuno, non deve essere considerata come un idolo  ma coincidere con  l' eticità, nella quale l'universalità non si manifesta più né come legge formale (diritto) né come identità interiore (moralità), bensì come un ordine reale che esprime la vita di un popolo e dell’intera umanità. Le parole sono via d’accesso alla verità, ma non per manipolarla o per distruggere la vita delle persone. E' importante fare nostra la consapevolezza che nessuno può agire al posto nostro: dobbiamo assumerci la responsabilità e la titolarità delle nostre azioni, altrimenti rinunciamo alla libertà. Pensiamo non solo a chi fa il male, ma a quanti guardano e lasciano fare. Il coraggio della responsabilità parte dalle piccole cose. La politica si assume la responsabilità della pacifica convivenza e della buona amministrazione e tutto questo nasce dall’etica, è servizio del bene comune, affermazione dei diritti e riduzione delle disuguaglianze. Saper sempre distinguere senza confondere le ampie vedute e il rispetto della giustizia che è il riconoscimento della libertà e dignità di ogni persona. Scegliere la via della corresponsabilità e non del disinteresse; avere fame di verità e libertà; non stancarsi di partecipare alla vita civile non per semplice protagonismo, ma per condividere e stare insieme. Per costruire il futuro non si deve cancellare il passato, la speranza si fa volto di possibilità e si fa progetto di denuncia dell’ingiustizia. Carità e giustizia sono indivisibili.
 
 
L’educazione è aspetto fondamentale dell’esistenza umana, è la  capacità di arricchire il senso della vita ed è strettamente connesso con l’atteggiamento di cura . Educazione come “prendersi cura” , avere a cuore,“i care” come affermava Don Milani, è trasmissione culturale  che ha un impatto fondamentale sul saper essere e saper vivere. Educare vuol  dire anche imparare a pensare per evitare il rischio della neutralità etica quando la vita si fa contraddittoria polivalente. L’educatore è colui che fa sgorgare la parola e la vita dal cuore di coloro che non hanno parola né vita perché essi stessi creino vita dentro di sé e intorno a sé, ed è questo il vero e più profondo significato della cultura:  quello di creare vita perché da questa vita si sprigioni la libertà. La prospettiva educativa richiede almeno due competenze: un’autentica capacità relazionale e un’espressiva capacità comunicativa. Tutti coloro che sono coinvolti in prima persona nei processi di sviluppo sono chiamati a riflettere ed approfondire tali concetti che definirei complementari.
 
Nell’educare a una vita diversa sarebbe bene conoscere le figure di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, la loro profezia e fedeltà alla Chiesa. Chi deve essere educato? Quali sono le negligenze della gente cosiddetta normale? Quali domande deve porsi chi sta bene? (deve essere educato chi sta bene: la gente normale non si mette in discussione e dovrebbe, invece, chiedersi il perché ci sono tanti nodi irrisolti, tanti drammi). Possiamo attingere a questi due maestri per riflettere sulla società globale e sulle sfide connesse della povertà e dell’emigrazione e trarre ispirazione per   un “impegno pedagogico – politico” per la “città dell’uomo” che richiede l’incrocio tra soggettività, oggettività e responsabilità da parte dell’adulto educatore per risolvere positivamente il conflitto generazionale. Don Lorenzo Milani ha guardato alla crisi esistenziale del suo tempo con l’occhio del cristiano, di colui che ne capisce le motivazioni profonde e non se la sente di stare con le mani in mano.  La sua opera dimostra come l’educazione sia impegno esistenziale con l’obiettivo tanto di trasmettere il sapere (esso appartiene a tutti e non può essere appannaggio di pochi), quanto di fronteggiare la dispersione e la mortalità scolastica. Secondo Don Milani “La scuola deve essere monarchica assolutista se vuole creare gli strumenti della democrazia” ed educare alla partecipazione. Se all’origine della civiltà ebraico – cristiana c’è la Parola e a fondamento della vita religiosa c’è la Bibbia, a fondamento   della vita civile c’è la lingua in grado di fornire ad ogni cittadino l’opportunità ed i mezzi per esercitare diritti e doveri della cittadinanza e vivere una fede consapevole. La parola rende “sovrani” e nel concetto di “sovranità” sembra di leggere il mistero dell’Incarnazione. Il cammino di liberazione dal condizionamento ancestrale dovuto all’oppressione da parte della classe egemone, all’analfabetismo, alla povertà e alla presa di coscienza del desiderio, del sentimento, dell’intelligenza, costituiscono il processo non solo di  “liberazione da”, ma anche di “liberazione di” e “liberazione con” . Bisogna liberare lo spazio sottratto all’uomo, quello che lo ha reso inadeguato a se stesso e al mondo sociale, perché solo così la timidezza può essere vinta dalla speranza, l’egoismo dalla generosità e dalla giustizia, la paura dalla fede, la disperazione dalla gioia e l’uomo può vedere la propria vita diventare “poesia” inno al Creatore, urgenza di dar forma alla realtà mediante la parola. Ma per far questo occorre un “fine onesto” e per realizzarlo è necessario chiarire il concetto di cultura, dare la parola, saper trovare un equilibrio tra “spontaneità” e “durezza”, avere le idee chiare su ciò che vuol dire uguaglianza nel campo dell’educazione ma, soprattutto, fare un cammino nel territorio dell’umanità.