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Professione temporanea di Milosz Mazewski: le foto, l’omelia, la testimonianza

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BARI – Non è riuscito a trattenere le lacrime di gioia padre Enrico Ronzini, nell’accogliere nelle sue mani la professione temporanea di Milosz Mazewski, lo scorso 1 ottobre, nella chiesa di Santa Maria delle Vittore.
 
«”Milosz”, pronuncio questo nome oggi con più sicurezza di non sbagliare, perché questo nome è stato pronunciato non da persone umane, ma da Dio che ti chiama, pronunciando il tuo nome con dolcezza e con fermezza». Così padre Enrico nell’omelia, ha ricordato quando per la prima volta ha incrociato il cognome strano, e impronunciabile per noi italiani, di un nome polacco, con tante consonante. Ora quel nome, già scritto in cielo nel giorno del battesimo, brilla nel coro dei “fratelli del Carmelo” consacrati nell’ossequio del Signore Gesù e nel suo servizio con purità di cuore e totale dedizione.
 
Una grande festa per tutta la Provincia Napoletana, riconoscente a Dio per per questo nostro giovane fratello che ha deciso di indossare l’abito dei Fratelli della Beata Vergine del Monte Carmelo.
 
Di seguito, assieme alle, vi proponiamo la bella omelia del Provinciale, padre Enrico Ronzini, e la breve testimonianza con cui Milosz ci ha raccontato la sua vocazione.
 
Buona visione e buona lettura.
 
Salvatore Schirone
 
 
L’omelia di padre Enrico Ronzini
 
Carissimo Milosz ti scrivo per condividere con te e con i giovani presenti questo meraviglioso invito che il Signore ci rivolge attraverso la sua Parola e attraverso ciò che insieme stiamo celebrando. Il profeta Abacuc sembra riportare le comuni domande di tutti gli uomini di oggi e specialmente dei giovani: “Fino a quando Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: Violenza e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore? Ed il Signore rispose e disse: Ecco soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la fede!
 
Gli apostoli gli chiedono di accrescere la loro fede, ed il Signore Gesù risponde Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: Sradicati e vai a piantarti nel mare' ed esso vi obbedirebbe'". (Lc. 17, 5-10) Dio non chiede mai nulla che non voglia compiere, anche i miracoli più grandi, sempre che questo rientri nella sua ineffabile volontà di bene per noi, che è sapienza del cuore.
Forse dovremmo chiedercelo più spesso, in piena sincerità di cuore. Tutto può essere dato da Lui, se lo chiederemo nel Nome di Gesù, ma occorre almeno un granellino' di fede: fede come fiducia nel Padre, che sa sempre quello che è bene per la vita eterna e quello che non lo è... ma in ogni caso renderà sempre la sua volontà efficace per il nostro bene.
 
Ma dobbiamo stare attenti: la fede non può essere solo un'idea astratta, ma deve incarnarsi'! Infatti Gesù parla della forza della fede, ma subito spiega che questa va incarnata' nel servizio.
Il legame tra la fede e il servizio è vitale: si ravvivano e rafforzano a vicenda.
 
Un cristiano, che riceve il dono della fede nel Battesimo, ha dichiarato Papa Francesco, in un'omelia a S. Marta, ma "non porta avanti questo dono sulla strada del servizio, diventa un cristiano senza forza, senza fecondità"... diventa "un cristiano per se stesso, per servire se stesso". La sua è una "vita triste", "tante cose grandi del Signore" vengono "sprecate".
 
Noi, ha proseguito, possiamo allontanarci da questo "atteggiamento del servizio, primo, per un po' di pigrizia, che fa tiepido il cuore, la pigrizia ti rende comodo... Tanti cristiani così... sono buoni, vanno a Messa, ma il servizio fino a qua... Ma quando dico servizio, dico tutto: servizio a Dio nell'adorazione, nella preghiera, nelle lodi; servizio al prossimo, quando devo farlo; servizio fino alla fine.... Servizio gratuito, senza chiedere niente".
 
“Milosz”, pronuncio questo nome oggi con più sicurezza di non sbagliare, perché questo nome è stato pronunciato non da persone umane, ma da Dio che ti chiama, pronunciando il tuo nome con dolcezza e con fermezza. IL nome che S. Teresa di Gesù Bambino vedeva scritto in cielo, guardando la costellazione di Orione. Quel nome che dice rapporto di intimità con Dio, ma anche riconoscimento da parte dei fratelli che lo associano ad un progetto di vita meraviglioso: la vita religiosa nella famiglia del Carmelo, per vivere in ossequio di Gesù Cristo e servire solo Lui, con cuore puro e retta coscienza.
Milosz, fratello, amico, ravviva il dono che è in te, accogliendo l’inizio di questo cammino oggi, finalmente nel gesto di dire il tuo sì, per camminare in fraternità nella Chiesa, insieme al popolo di Dio, verso la Santità.
 
Non sarà facile, perché dovrai scoprire e riconoscere dentro di te, aiutato dalla Parola, dalla preghiera e dal servizio a tutti specie i più poveri e bisognosi qual è la tua vocazione, come ci ricorda S. Teresina, la quale leggendo la sua vita alla luce del pensiero di S. Paolo, scoprì che la sua vocazione era l’amore.
 
Si l’amore cioè Dio, sarà la forza della tua vocazione, tutto posso in colui che mi da forza.
 
E la forza consisterà soprattutto nel dare tutto, dare tutto di sé, come in questi giorni, nella missione giovani stiamo ascoltando.
 
Dare, dare tutto di sé perché questo è il senso della vita, che un senso c’è l’ha. Perché dare, dare tutto di sé è ciò che possiamo volere e sperare. Ed ora vorrei augurarti solo la gioia di coloro che non cercano cose grandi, di coloro che desiderano restare piccoli, perché ai piccoli è riservato il regno dei cieli. Regno che già sperimentiamo e che in queste domeniche del Tempo Ordinario la Parola di Dio, ci sta aiutando a non sottomettere a logiche di potere, di possesso, di successo.
 
Ti auguro di vivere la povertà evangelica come segno della ricchezza di Dio e della sua grazia, crescendo nel saggio uso di tutto ciò che è utile, ma non necessario.
 
Ti auguro di vivere la castità come progetto di maturazione per un amore più grande, che è la carità, dono per tutti e non solo per se stessi.
Infine ti auguro un’obbedienza che non passa attraverso il puro rispetto di regole e di canoni, ma che passi attraverso la gioia di condividere con i fratelli tutto ciò che sei e tutto ciò che hai.
 
Milosz benvenuto fra noi!
 
 
Come sono arrivato al Carmelo
 
Mi chiamo Milosz e ho 22 anni. Sono di origine polacca ma da più di 9 anni mi sono trasferito con la mia famiglia in Italia a Perugia, dove ho finito le medie e mi sono diplomato nel liceo artistico. Il mio primo impatto con la spiritualità carmelitana è stato poco dopo la prima comunione. Un giorno del mese di luglio vidi sulla copertina di una rivista l’immagine della Madonna del Carmelo. Da quella rivista ho scoperto la storia dello Scapolare e nel mio cuore è nato il desiderio di poterlo indossare. Così, dopo essermi informato, ho ricevuto lo Scapolare in una delle chiese della mia città natale. Per un po’ sono rimasto in contatto con padre Giuseppe, il Sacerdote che me lo fece indossare. Avevo appena 8 anni, e padre Giuseppe in una lettera mi scrisse: ‘‘chissà magari un giorno potrai diventare un carmelitano? Quella lettera la conservo ancora. Dopo qualche anno quando la voce di Dio si faceva sentire sempre di più nel mio cuore, cercai un modo per poter realizzare il progetto che Lui aveva preparato per me. Mi è venuta incontro, un giorno per caso, una monaca di Ostuni che mi ha messo in contatto con il Padre provinciale, Enrico Ronzini. Padre Enrico mi ha invitato di fare qualche esperienza in una delle Comunità. Per tre anni consecutivi ho trascorso il periodo della Settimana santa e delle feste di pasquali a contemplare il mistero di Dio, a riflettere sulla mia vita e a interrogarmi su ciò che Signore volesse da me. Così ho deciso di entrare nel Carmelo per poter ‘’vivere in ossequio di Cristo con cuore puro e retta coscienza’’. Dopo aver terminato tutti studi ho cominciato il periodo dei due anni di noviziato a Bari. Ho avuto l’occasione di proseguire il mio cammino in una comunità che è affiancata ad una parrocchia che vive nello Spirito Carmelitano. 
 
Milosz Mazewski