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Nota storica

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La Provincia Napoletana non dev’essere confusa col convento che si trova a Napoli, il Carmine Maggiore, che fu per tanti anni una casa indipendente sotto la giurisdizione del Priore Generale.

Nel 1472, nella drastica ridivisione delle Province Italiane da parte dal Vicario Generale, P. Christopher Martignoni, i conventi che si trovavano nel Regno di Napoli furono separati dalla Provincia di Roma. Dopo il 1598 la Provincia Napoletana fu anche chiamata la Provincia di Terra di Lavoro. I suoi conventi furono numerosi, anche dopo aver istituito il vicariato di Abruzzo (1573) e la Provincia della Calabria (1575), e donò due conventi alla Riforma di Santa Maria della Vita (1662). Nel 1725 la Provincia di Terra di Lavoro restituì cinque conventi a una nuova Provincia di Napoli costituita dalle dieci granfie del Carmine Maggiore di Napoli e dal convento che prima apparteneva alla Provincia del Monte Santo nella stessa città. Quest’ultimo convento diventò la casa principale della Provincia. Dopo tutto questo, la Provincia di Terra di Lavoro aveva ancora diciannove conventi. La confusione è dovuta al fatto che i due nomi, Terra di Lavoro e Napoli, vengono adoperati indifferentemente nei documenti.

Nel 1809, sotto Joachim Murat, Re di Napoli, gli Ordini religiosi furono soppressi dai francesi. E così le sei Province Carmelitane del regno, con i loro ottantatre conventi, scomparvero. Nel 1847, dopo la restaurazione dei Borboni, la Provincia di Napoli fu ricostituita con la donazione di sette conventi appartenenti alle Province della Puglia, di Roma e dell’Abruzzo. Questi conventi, furono di nuovo vittima della soppressione generale italiana del 1866, ma i Carmelitani riuscirono ad andare avanti con il loro apostolato nelle chiese che rimasero aperte ai fedeli.

Così, la Provincia Napoletana poteva essere rappresentata al Capitolo Generale del 1889 e 1902. Con l’eccezione di Mesagne, tutti gli altri conventi dell’attuale Provincia sono stati fondati durante questo secolo.

Oggi la Provincia Napoletana è formata da circa 30 religiosi impegnati in Italia