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Carisma e spiritualità
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Carisma e spiritualità
Lo Scapolare
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I. Le Origini

Il Carmelo, catena montuosa che si estende per circa 27 km in Palestina, Terra Santa: è il luogo geografico ove il Profeta Elia ha vissuto alcuni anni della  sua vita. Luogo ove i primi eremiti intorno al 1200 iniziarono la loro esperienza  di contemplazione e vita fraterna che nella regola di S. Alberto di Gerusalemme (1206-1214) saranno chiamati Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.

 

 

 

 II. Carisma: è unico nei suoi elementi essenziali

 

     Il Carmelitano riceve e condivide con i fratelli un unico comune carisma: vivere nell’ossequio di Gesù Cristo in atteggiamento contemplativo, che plasma e sostiene la nostra vita di preghiera, di fraternità e di servizio. È in forza di questo carisma che i Carmelitani, in tempi e luoghi diversi, appartengono sempre all’Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.

 

a. Preghiera

     OranteNella preghiera ci apriamo all’azione di Dio che gradualmente ci trasforma attraverso tutti gli eventi grandi e piccoli della vita. Questo processo di trasformazione ci rende capaci di instaurare e mantenere rapporti fraterni autentici, disponibili al servizio, alla compassione, alla solidarietà, capaci di presentare al Padre i desideri, le angosce, le speranze e le grida degli uomini.

     La preghiera è essenzialmente un rapporto personale, dialogico tra Dio e la creatura. Siamo invitati a curarlo e a trovare il tempo e gli spazi per restare con il Signore. Un rapporto d’amicizia, dice santa Teresa d'Avila, non può svilupparsi se non «intrattenendosi frequentemente da soli a soli con Colui da cui sappiamo d’essere amati».

     Modello sublime di questa preghiera è Maria, la vergine orante che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19.51). Da Elia impariamo a stare alla presenza di Dio (Cfr. 1Re 17,1; 18,15).

      Abituandoci ad essa e cogliendola silenziosamente incominciamo a respirare quasi soltanto l’essenza di Dio, come si respira l’aria. Al di là delle forme, ciò che conta è coltivare una relazione di profonda amicizia con Cristo, perché, come continua la stessa santa Teresa, la perfezione della preghiera «non sta nel molto pensare, ma nel molto amare»; in essa il cuore innamorato si slancia verso Dio e in Lui riposa.

 

b. Fraternità

     L’autore della nostra Regola, Alberto patriarca di Gerusalemme, si rivolge agli eremiti chiamandoli “fratres”, fratelli. Ciò significa che siamo chiamati a realizzare la nostra vocazione contemplativa non in maniera individualistica, ma assieme ai fratelli.

     L’atteggiamento contemplativo, che consente di scoprire Dio presente nelle persone e nelle vicende quotidiane, aiuta anche a valorizzare il mistero di ciascun membro della comunità. La vita fraterna è in sé già annuncio e provocazione. Una comunità viva è attraente e profetica, costituisce un segno della presenza liberante del Signore tra i suoi.

     Il nostro stile di vita aperto e accogliente porta a condividere con altri la comunione dei cuori e l’esperienza di Dio che si vive nella fraternità.

      La Regola propone alcuni atteggiamenti fraterni e una via per consolidare la fraternità vissuta in concreto, sul modello ispirante della prima comunità di Gerusalemme. L’ascolto della Parola e la liturgia comune, in modo particolare il convenire quotidiano per la celebrazione eucaristica; la condivisione dei beni materiali e spirituali e il discernimento per il comune cammino, aiutano ad alimentare la fraternità carmelitana. Essa è il banco di prova dell’autenticità della trasformazione che si va realizzando in noi per mezzo della preghiera. Ci scopriamo fratelli in cammino verso l’unico Padre, condividiamo i doni dello Spirito e ci sosteniamo vicendevolmente nelle fatiche del cammino.

La nostra vita di fraternità contemplativa diviene, dunque, testimonianza credibile della possibilità di incontrare l’Altro e gli altri per la via del silenzio, dell’accoglienza e della comunicazione sincera.

 

     c. Servizio

 

     I Carmelitani sono nella Chiesa e per la Chiesa, e insieme con la Chiesa al servizio del Regno. Mentre cerchiamo di arricchire la Chiesa con la specificità del nostro carisma, collaboriamo a costruire l’unico corpo di Cristo in piena comunione con tutti gli altri membri della comunità cristiana. Questa comunione si rende concreta nell’inserimento nella Chiesa locale.

    Come Elia, ci facciamo compagni di viaggio dei nostri contemporanei, cercando di aiutarli a scoprire in sé la presenza di Dio. A questo cammino ci invita la Regola, che si fa eco e specchio per noi del Vangelo ed è espressione dell’esperienza fondante dei nostri Padri. Proprio questa esperienza fondante ci comunica la passione per il mondo, per le sue provocazioni, sfide e contraddizioni.

     Dal servizio gratuito e disinteressato, che solo il contemplativo può donare, riceviamo aiuti inattesi per il cammino spirituale che fanno crescere nella disponibilità a lasciarsi lavorare dalla forza dello Spirito e inviare di nuovo, costantemente rinnovati, al servizio dei fratelli.

  

d. Contemplazione

 

     La dimensione contemplativa non è soltanto uno tra gli altri elementi del carisma (preghiera, fraternità e servizio), ma è l’elemento dinamico che li unifica tutti. Costituisce il viaggio interiore del Carmelitano proveniente dalla libera iniziativa di Dio che lo tocca e lo trasforma verso l’unità di amore con lui, elevandolo a poter godere gratuitamente di essere amato da Dio e vivere nella sua presenza amorosa. Questo amore ci svuota dai nostri modi umani limitati e imperfetti di pensare, amare e agire; e li trasforma in modi divini e ci abilita non soltanto dopo la morte, ma anche in questa vita mortale, a gustare alquanto nel cuore e a sperimentare nell’animo la potenza della presenza divina e la dolcezza della gloria celeste.

 

 

 

III. Consigli evangelici: voto di castità, povertà e obbedienza

 

     Sorgente e fine della vita religiosa, quindi anche della vita carmelitana, è il Padre che attraverso la mozione dello Spirito Santo ci chiama ad un’esperienza spirituale di attrazione profonda e di amore per Gesù Cristo, obbediente, povero e casto. È il Padre che mediante lo Spirito Santo ci consacra, ci trasforma e ci conforma al volto di Cristo e ci guida alla comunione con sé e con i fratelli.

     I consigli evangelici di obbedienza, povertà e castità, professati pubblicamente, sono un modo concreto e radicale di vivere la sequela di Cristo. Quando sono abbracciati con l’impegno generoso che nasce dall’amore, contribuiscono alla purificazione del cuore e alla libertà spirituale.  Per mezzo di essi, infatti, lo Spirito Santo ci trasforma gradualmente e ci conforma a Cristo.  Diventiamo come una memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù.

     Lungi dal diventare estranei al mondo, con la professione dei tre voti, diventiamo lievito per la trasformazione del mondo e testimoni delle meraviglie che Dio opera nella fragilità umana.

     Il Carmelo intende la vita secondo i consigli evangelici come il modo più appropriato di camminare verso la piena trasformazione in Cristo. Egli ha scelto per sé questo stile di vita e lo propone ai discepoli, perché possano decentrarsi da se stessi e aprirsi al dono di Dio che li conforma a Lui per la costruzione del Regno L’obbedienza, attraverso l’ascolto della volontà di Dio e la sua attuazione personale e comunitaria, ci permette di raggiungere la vera libertà. Vivendo la povertà riconosciamo e accettiamo la nostra fragilità e il nostro nulla, senza cercare compensazioni e aprendoci sempre di più alla ricchezza del dono di Dio. La castità libera la nostra capacità di amare dall’egoismo e dall’egocentrismo così che, attratti dalla tenerezza di Dio per noi, diventiamo sempre più liberi di entrare in relazione affettiva e intima con Dio, con i nostri fratelli, con ogni persona e con la creazione.

     Perciò l’esercizio dei consigli evangelici più che una rinuncia è un mezzo per crescere nell’amore e giungere così alla pienezza della vita in Dio.

  

IV. Due modelli ispiratori della vita carmelitana: Elia e Maria


  a.Elia  

     Alcuni pellegrini che venivano dall’occidente in Terra Santa scelsero il Carmelo per situare la loro esperienza eremitica e fraterna. Si stabilirono vicino alla fonte, detta di Elia. I Carmelitani ricordano e in certo modo rivivono l’esperienza del profeta: il nascondimento nel deserto durante la siccità e la sfida con i falsi profeti di un idolo morto, incapace di donare la vita; lo seguono nel lungo viaggio a ritroso nel deserto sulle orme dei Padri fino al monte Horeb dove incontra il Signore in modo nuovo e inatteso e comprende che è presente anche laddove sembra essere assente; condividono la sua sete di giustizia; sentono in certo modo di essere come Eliseo eredi di quel mantello caduto dal cielo, tra le fiamme del carro di fuoco.

     Elia, che già nella tradizione monastica era considerato il primo dei monaci e il modello dei contemplativi, divenne di volta in volta per i Carmelitani il prototipo dei mistici e il profeta intento a cantare e a insegnare le lodi di Dio alla comunità dei seguaci; il difensore dei diritti di Dio e il campione della difesa degli ultimi.

     I Carmelitani di allora come quelli di oggi si riferiscono a Elia come al proprio “Padre”, non in senso storico o materiale, ma per i valori che la sua figura esprime.

 

b. Maria

     Nel cammino verso Dio i Carmelitani riconoscono nella purissima Vergine la sorella, la donna nuova che si lascia trasformare dall’azione dello Spirito Santo. Pellegrina nella fede, Maria diventa segno di ciò che essi desiderano essere nella Chiesa.

     Nel dedicare a Maria, madre del Signore, il loro oratorio i nostri primi Padri la scelsero come patrona e si sono affidati a lei consacrando tutta la propria esistenza al suo servizio e alla sua lode, realizzati nella vita prima che nel rito.

     Lungo la loro storia i Carmelitani hanno sperimentato e cantato la presenza premurosa e permanente della Madre-Patrona. Maria, mistica stella del Monte Carmelo, protegge, riveste e guida i suoi figli per i sentieri che portano alla gioia dell’incontro trasformante con Dio. Ella, che per prima ha vissuto la piena unione con Dio in Cristo, aiuta a scoprire la bellezza della chiamata e sostiene nella faticosa salita fino «alla vetta del monte che è Cristo Signore».

     Lo scapolare è il segno e il memoriale della sua protezione e del nostro affidamento a lei; le sue feste sono occasione per ringraziare il Signore del dono di Maria che come afferma santa Teresa di Lisieux è «più  Madre che Regina».